Ci sono momenti in cui il cielo sembra muto. Preghi, ma non cambia niente. Ti sforzi di credere, ma dentro senti solo silenzio. E piano piano, una voce si insinua nel cuore:
“Dio non ti ascolta.”
È un pensiero subdolo. Si traveste da realismo, da onestà spirituale, da “esperienza”. Ma è veleno. È una bugia travestita da delusione. E se non la smascheri, ti spegne dentro.
Arriva dalla ferita.
Dalla preghiera rimasta senza risposta.
Dal miracolo che speravi e non è arrivato.
Dalla volta in cui hai creduto… e hai perso comunque.
Arriva quando il mondo intorno a noi grida più forte di quello al di sopra di noi. Arriva quando sei abbattuto e le tua fede vacilla.
E allora ti proteggi.
Cominci a non aspettarti troppo.
A pregare meno intensamente.
A non insistere più come prima.
Non è che hai smesso di credere in Dio…
hai solo iniziato a credere che forse Dio non tiene a te. Forse è distratto o forse è impegnato in situazioni più serie.
E qui il nemico trova spazio. Ti sussurra:
“Dio ha altro da fare. Forse non sei abbastanza. Forse la tua voce non arriva in alto.”
Ma questa è la voce del padre della menzogna, non di tuo Padre.
La Bibbia è piena di uomini e donne che hanno gridato:
“Dio, dove sei?”
E la risposta di Dio, in ogni generazione, è sempre la stessa:
“Io sono qui. Ti ascolto.”
Salmo 34:17 – “I giusti gridano e il SIGNORE li ascolta, li libera da tutte le loro disgrazie.”
1 Giovanni 5:14 – “Questa è la fiducia che abbiamo in lui: se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, egli ci ascolta.”
Geremia 33:3 – “Invocami, e io ti risponderò; ti annuncerò cose grandi e impenetrabili che non conosci.”
Dio non solo ascolta: risponde.
Magari non nel tempo che volevi.
Magari non nel modo che ti aspettavi.
Ma il Suo orecchio è sempre rivolto verso chi lo cerca con un cuore sincero.
A volte però il nostro orecchio è più attento alle nostre ferite che non alla sua voce.
Perché se ci credi, smetti di pregare.
E quando smetti di pregare… smetti di sperare.
E quando smetti di sperare… smetti di combattere.
Ed è lì che il nemico vince: non perché sei debole, ma perché hai smesso di parlare con tuo Padre.
Ricorda: il silenzio di Dio non è mai assenza. È spesso attesa. È preparazione. È fiducia che tu possa camminare anche quando non senti.
“Forse non ho abbastanza fede.”
“Dio ascolta gli altri, ma non me.”
“Ho fatto troppi errori, Dio si è stancato di me.”
“Se Dio davvero ascoltasse, non sarei ancora in questa situazione.”
Bugie.
Tutte.
E sai come si spezzano?
Parla comunque
Non aspettare di “sentire” Dio per continuare a pregare.
Pregare è fede in azione. È dire: “Io credo che sei qui anche se non ti sento.”
Dichiara la verità
Quando il pensiero ti assale, alza la voce e dichiara:
“Dio mi ascolta. Il mio grido non è perso nel vuoto. Il mio Padre è vicino.”
“Le mie preghiere hanno valore, perché sono figlio e non servo.”
“Colui che ha fatto l’orecchio forse non ode? Colui che ha formato l’occhio forse non vede?”
(Salmo 94:9)
Ricorda i momenti in cui ha risposto
Scrivili. Ripassali. Falli diventare memoriali.
Ogni risposta di ieri è una profezia per oggi.
“Benedici, anima mia, il Signore e non dimenticare nessuno dei suoi benefici.”
(Salmi 103:2)
Spezza il silenzio con la lode
Quando non sai cosa dire, loda.
Quando non senti niente, ringrazia.
La lode sposta lo sguardo dal problema alla Presenza.
“Dio non è sordo alla mia voce. Egli è vicino a chi lo invoca.”
“Anche nel silenzio, mio Padre lavora per il mio bene.”
“Non prego per ottenere qualcosa. Prego perché sono Suo figlio.”
“La mia fede non si basa su ciò che sento, ma su ciò che Dio ha promesso.”
Il pensiero “Dio non mi ascolta” è un seme.
Se lo lasci lì, mette radici.
E quando radica, spegne la fede, indebolisce la preghiera e ti fa vivere come se fossi solo.
Ma tu non sei solo. Mai.
E oggi, se senti anche solo un eco di verità in queste parole, agisci.
Alza la voce.
Apri il cuore.
Parla con tuo Padre.
Lui… sta già ascoltando.