Hai mai avuto la sensazione che le tue preghiere finissero nel vuoto?
Che le parole si spegnessero nell’aria, e l’unica risposta fosse un silenzio pesante, quasi ostinato?
Ti capisco. Succede anche ai cuori più forti. Anche a quelli che sono nella fede da una vita.
A volte succede di notte. Quando la casa tace e senti solo il ticchettio dell’orologio sul muro e il ronzio del frigorifero… mentre la lampadina soffusa sul comodino getta una luce calda sul divano.
Hai le coperte sulle gambe, i fazzolettini di carta a terra che hanno raccolto le tue lacrime, e una domanda che non smette di bussare:
“Mi stai ascoltando, Signore?”
Viviamo in un mondo in cui tutto risponde subito: messaggi, notifiche, consegne rapide. Ma Dio… Dio no. Lui a volte tace.
E quel silenzio può sembrare una distanza, una nebbia che si infittisce proprio quando hai più bisogno di chiarezza.
Ma sai cosa ho capito? Quel silenzio non è vuoto. È denso. È pieno di presenza, anche se invisibile.
È come la terra che nasconde un seme: sembra immobile, ma sotto, qualcosa sta crescendo.
C’è una donna nella Bibbia che ha imparato ad ascoltare questo silenzio: Anna, la profetessa. Quella anziana, vedova, che non si è mai allontanata dal tempio.
“C’era anche Anna, profetessa, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanti negli anni; dopo aver vissuto sette anni con il marito dalla sua verginità, era rimasta vedova e aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme.”
(Luca 2:36-38, NR)
Ottantaquattro anni passati a pregare, digiunare, aspettare.
Da fuori, la sua vita poteva sembrare monotona, spenta. Ma dentro, nel suo silenzio, cresceva una fiamma che non si è mai spenta.
E poi, un giorno come gli altri, nel tempio entrò una giovane coppia con un neonato in braccio. Nessun tuono, nessun angelo, nessuna voce dal cielo. Eppure Anna lo seppe subito: è Lui. Il Messia.
Il suo cuore, temprato dal silenzio, aveva imparato a riconoscere la voce di Dio anche senza sentirla.
Penso spesso a lei. A come abbia saputo restare, quando tutto dentro di lei avrebbe potuto gridare: “Basta!”.
A come abbia avuto la forza di credere che Dio non l’aveva dimenticata.
E ogni volta che il cielo tace sopra di me, mi dico: forse non è che Dio non risponde. Forse mi sta formando.
Forse sta parlando in un linguaggio che ancora non so comprendere.
Allora respiro. Resto. Anche quando il silenzio pesa. Anche quando tutto in me vorrebbe scappare.
Perché chi resta, riconosce. E chi riconosce, si ritrova.
E nel cuore, sussurro piano:
“Anche quando il cielo tace, io resto.
Nel silenzio, Dio mi parla e mi prepara.
Io non fuggo. Io rimango. Perché chi resta, riconosce.”
Signore, insegnami a non temere il Tuo silenzio.
Quando non sento la Tua voce, ricordami che stai lavorando nel profondo.
Fa’ che il mio cuore non si perda nella fretta, ma impari a restare nella Tua presenza.
Come Anna, voglio riconoscerti anche quando il mondo non Ti vede.
Dona al mio spirito la pace dell’attesa e la gioia del riconoscimento.
Nel silenzio, forma in me un cuore che Ti sa ascoltare.
Amen.
E così, ogni volta che il mondo fa rumore, io scelgo il silenzio.
Perché è proprio lì, tra un battito e l’altro, che Dio parla più forte.